Storia

L'avventura di Franco Marinotti

  • Pagine352
  • Prezzo33.00
  • Anno2008
  • ISBN987-88-8273-089-5
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L'avventura di Franco Marinotti Impresa, finanza e politica nella vita di un capitano d'industria

Un'avventura imprenditoriale per tanti aspetti straordinaria quella di Franco Marinotti. Non solo perché egli giunse a scalare le vette del firmamento economico italiano, a capo dagli anni Trenta di uno dei principali complessi industriali come la Snia Viscosa. Ma anche perché furono i lungimiranti accordi commerciali con la Russia di Lenin da lui propiziati, oltretutto agli esordi del regime fascista, ad aprirgli le porte nel mondo degli affari.

D’altronde, chi avrebbe potuto immaginare che, originario di una piccola cittadina del Veneto come lui, sarebbe arrivato ad acquisire una posizione eminente in un ambiente esclusivo come l'establishment milanese? E inoltre a fondare - in piena autarchia e in meno di un anno - un vasto complesso industriale e urbano, la città di Torviscosa, o persino a fare di una delle più prestigiose dimore di Venezia, come Palazzo Grassi, un centro artistico rinomato a livello internazionale? E tutto questo, continuando a dividere larga parte della sua esistenza fra gli impegni di lavoro nella gestione di un'azienda che egli aveva trasformato in un gruppo multinazionale tra i maggiori al mondo e la partecipazione a numerose missioni all'estero e a vari sodalizi europei.

Una vicenda singolare e complessa, dunque, quella di Marinotti: sia perché segnata dai tratti distintivi di una personalità versatile e di forte temperamento, sia perché strettamente intrecciata ai mutamenti di scenario dell'Italia del suo tempo, dagli ultimi tornanti dell'età liberale al periodo fascista, dal secondo dopoguerra al culmine del “miracolo economico”.

Questo libro è perciò la storia di una grande impresa e, insieme, una sorta di romanzo avvincente, per le molteplici e alterne esperienze del suo protagonista.

 

Autori: Valerio Castronovo e Anna Maria Falchero

 

Valerio Castronovo, già ordinario di Storia contemporanea all’Università di Torino, è direttore scientifico della rivista di scienze e storia «Prometeo».

Si è occupato principalmente di storia economica e politica tra Otto e Novecento, in numerose opere, fra cui anche Fiat 1899-1999, un secolo di storia italiana (Rizzoli, 1999). Fra le sue ultime pubblicazioni: L’eredità del Novecento. Che cosa ci attende in un mondo che cambia (Einaudi, 2000); L’avventura dell’unità europea. Una sfida con la storia e il futuro (Einaudi, 2004); Un passato che ritorna. L’Europa e la sfida dell’Asia (Laterza, 2006) e Piazze e caserme. I dilemmi dell’America latina dal Novecento a oggi (Laterza, 2007).

 

Anna Maria Falchero è docente all’Università di Perugia e titolare dei corsi di Storia economica e di Storia economica del Turismo presso la Facoltà di Economia. E’ direttore dell’Archivio del Cinema industriale e della Comunicazione d’impresa che ha sede presso l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza. Ha pubblicato alcuni volumi e numerosi studi di storia bancaria e industriale italiana del Novecento, tra cui La Banca Italiana di Sconto, 1914-1921 (Franco Angeli, 1980), La Commissionissima. Gli industriali e il Primo dopoguerra (Franco Angeli, 1991) e Studi di storia della grande impresa in Italia (Guerini, 2001). Si è occupata inoltre, con particolare attenzione, delle vicende del settore siderurgico, di quello elettrico e del comparto delle fibre artificiali.

La Repubblica di Weimar

  • Pagine416
  • Prezzo30.00
  • Anno2006
  • ISBN978-88-8273-065-9
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La Repubblica di Weimar Un’instabile democrazia fra Lenin e Hitler

La Repubblica di Weimar nacque sotto una cattiva stella. Su di essa gravò fin dall’inizio la pesante ipoteca conseguente alla sconfitta della Prima Guerra Mondiale e sin dal primo giorno della sua esistenza fu sottoposta alla pressione del potente movimento ideologico bolscevico che, superati i confini russi e nel tentativo di realizzare la rivoluzione mondiale, diffuse contemporaneamente in Europa entusiasmo e paura senza precedenti. Infatti il Partito Comunista Sovietico attuò in modo drammatico, anche fisico, il postulato annientamento di classe della grande e piccola borghesia nonché dei contadini benestanti. In Germania il Partito Comunista Tedesco, il più grande formatosi al di fuori della Russia, fece propria questa tesi.
Considerata l’inquietudine che questa minaccia alimentava in ampi strati della popolazione tedesca, non deve sorprendere che, con il nazionalsocialismo, si formasse un contromovimento radicale ed estremista in rapida ascesa sotto la guida di Adolf Hitler. Alla fine la fragile Repubblica di Weimar rimase schiacciata fra queste due ideologie opposte, in quanto non riuscì mai a creare nella popolazione una base democratica sufficientemente ampia e consolidata.

Ernst Nolte, nato nel 1923, allievo di Martin Heidegger e di Eugen Fink, è uno dei maggiori storici viventi. Assieme a François Furet e a Renzo De Felice, con i quali nel passato ha stretto proficui rapporti e scambi epistolari ormai famosi, Nolte può essere considerato uno dei pionieri di quel paradigma interpretativo del Novecento teso a fornire una chiave di lettura equilibrata, ma allo stesso tempo profonda e coraggiosa, dei fenomeni ideologici che hanno caratterizzato il nostro secolo. Un paradigma interpretativo che proprio per questo ha dovuto subire, negli anni passati, attacchi anche violenti, ma che, alla prova del tempo, si è mostrato più forte di ogni critica ideologica.

Storia dell'Europa 1848/1918

  • Pagine320
  • Prezzo25.00
  • Anno2003
  • ISBN978-88-8273-022-2
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Storia dell'Europa 1848/1918 Prefazione di Sergio Romano

Il volume Storia dell’Europa, 1848-1918 segna una novità nell’ambito delle pubblicazioni di Ernst Nolte. Dagli anni della polemica revisionista, infatti, l’attenzione editoriale e giornalistica si è concentrata esclusivamente su Nolte come storico del totalitarismo novecentesco, lasciando in tal modo in ombra il più vasto orizzonte interpretativo da cui egli muove e da cui provengono gli elementi più importanti e significativi delle sue interpretazioni.
Il presente volume colma dunque un’importante lacuna. In esso, infatti, l’autore punta direttamente l’attenzione sugli elementi originari della società e della politica novecentesche, andando alle radici di quello che Nolte stesso ha definito il “sistema liberale”. Prendendo le mosse dalla data che segna l’apogeo del rivoluzionarismo liberale e “borghese” , il 1848, Nolte pone in rilievo le principali linee di forza secondo le quali si sviluppano, per poi entrare lentamente in crisi, le istituzioni nazionali e internazionali che caratterizzano la civiltà liberale, fino al gigantesco punto di coagulo di tali tendenze costituito dalla Prima Guerra Mondiale. Nella parte finale del volume, la “Grande Guerra” è, infatti, esposta e interpretata sia nei moventi della sua deflagrazione , sia nelle modalità del suo inaudito e imprevedibile svolgimento, sia - soprattutto - nella sua disastrosa conclusione sul piano diplomatico: la pace di Versailles del 1919, così gravida di conseguenze nei decenni successivi.

Il volume si rivolge ad un pubblico assai vasto, composto non solo da specialisti, ma anche da cultori e appassionati. Il taglio espositivo di questo libro è, inoltre, oltremodo accattivante: esso infatti sposa lo stile problematico del saggio di interpretazione con quello narrativo proprio della divulgazione di alto profilo.
Per tutte queste sue caratteristiche, il libro di Ernst Nolte si presenta come un’avvincente e al contempo critica introduzione alla storia europea del secondo Ottocento e del primo Novecento. Ma altresì esso si candida a fungere da strumento di comprensione di un fenomeno tipicamente novecentesco: la crisi generalizzata del modello politico-economico liberale che ha condotto all’insorgenza dei totalitarismi con i tragici esiti di persecuzione, distruzione e sofferenza che tutti conosciamo.

Ernst Nolte, nato nel 1923, allievo di Martin Heidegger e di Eugen Fink, è uno dei maggiori storici viventi. Assieme a François Furet e a Renzo De Felice, con i quali nel passato ha stretto proficui rapporti e scambi epistolari ormai famosi, Nolte può essere considerato uno dei pionieri di quel paradigma interpretativo del Novecento teso a fornire una chiave di lettura equilibrata, ma allo stesso tempo profonda e coraggiosa, dei fenomeni ideologici che hanno caratterizzato il nostro secolo. Un paradigma interpretativo che proprio per questo ha dovuto subire, negli anni passati, attacchi anche violenti, ma che, alla prova del tempo, si è mostrato più forte di ogni critica ideologica.

I presupposti storici del nazionalsocialismo

  • Pagine190
  • Prezzo14.98
  • Anno1998
  • ISBN978-88-8273-002-4
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Fuori Collana

I presupposti storici del nazionalsocialismo e "la presa del potere" del gennaio 1933

Nolte, autore di libri ormai famosi sulle guerre mondiali, civili e ideologiche del XX secolo, muove in questo nuovissimo testo, inedito persino in Germania, all’individuazione dei presupposti storici del nazionalsocialismo. In queste pagine Nolte mostra come né Hitler né il suo movimento possono essere pensati come qualcosa di semplicemente “creato” dalle circostanze, per quanto eccezionali, nelle quali sono potuti emergere e hanno potuto assumere la figura nella quale oggi li riconosciamo. D’altra parte, il rischio storiografico più forte è, oggi, quello di reinterpretare le circostanze di partenza alla luce del punto di arrivo cui è giunto ciò che esse hanno permesso. Nolte, invece, capovolge l’analisi dirigendo il suo sguardo alle radici di tutti quei temi ideologici e storico-politici che, con straordinaria efficacia e virulenza, di quelle circostanze sono stati alimento e retroterra.
La diffusione nella società, europea e non solo tedesca, dell’antisemitismo, del darwinismo sociale, del nazionalismo a base razziale e del bolscevismo; la loro natura ideologica; la guerra mondiale e la rivoluzione sovietica intese come catalizzatori di tali temi ideologici; la loro ulteriore distorsione nell’ideologia del Mein Kampf, al contempo reattiva e “creativa”: questi sono i temi del libro e attraverso tali temi passa l’analisi noltiana dei presupposti del nazionalsocialismo. Questo libro inoltre spicca non solo per la lucidità dell’analisi offerta, ma anche per la chiarezza dell’esposizione, vista più come “narrazione” che come dotta e pedante disamina.



Ernst Nolte, nato nel 1923, allievo di Martin Heidegger e di Eugen Fink, è uno dei maggiori storici viventi. Assieme a François Furet e a Renzo De Felice, con i quali nel passato ha stretto proficui rapporti e scambi epistolari ormai famosi, Nolte può essere considerato uno dei pionieri di quel paradigma interpretativo del Novecento teso a fornire una chiave di lettura equilibrata, ma allo stesso tempo profonda e coraggiosa, dei fenomeni ideologici che hanno caratterizzato il nostro secolo. Un paradigma interpretativo che proprio per questo ha dovuto subire, negli anni passati, attacchi anche violenti, ma che, alla prova del tempo, si è mostrato più forte di ogni critica ideologica.

 

Dalla condanna del giudaismo all'odio per l'ebreo

  • Pagine288
  • Prezzo21.00
  • Anno2002
  • ISBN978-88-8273-033-8
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Dalla condanna del giudaismo all'odio per l'ebreo Storia del passaggio dall’intolleranza religiosa alla persecuzione politica e sociale

Il libro mette a fuoco il tema della transizione dal tradizionale antiebraismo europeo (di stampo religioso e culturale) all’antisemitismo (di stampo politico), esplorandone gli sviluppi fino alla vigilia della Shoah. Queste due realtà, troppo spesso confuse, devono essere distinte nella loro genesi, nella loro ideologia e nella loro evoluzione, tenendo anche conto delle differenti realtà geografiche e sociali nelle quali hanno vissuto gli Ebrei. L’area su cui verte l’analisi è qui essenzialmente quella dell’Europa centrale, dove prima della guerra si concentrava il maggior numero di Ebrei e dove il genocidio è stato concepito ed eseguito.
Dopo un primo, denso capitolo dal titolo “Antigiudaismo e antisemitismo: dal dibattito teologico nel mondo cristiano alla patologia politica e sociale”, l’autore esamina il drammatico e - poco noto - problema dell’accusa di crimine rituale che ha perseguitato le comunità ebraiche in tutta l’Età Moderna ed anche oltre, rintracciandone le radici già nell’Antichità, per giungere infine ad un articolato esame della genesi dell’antisemitismo politico e sociale.
L’opera si conclude con un bilancio delle crisi del XX secolo che lascia aperti interessanti interrogativi d’estrema attualità.
Daniel Tollet con questo testo inedito, scritto espressamente per la Christian Marinotti Edizioni, si propone di illustrare al lettore italiano, in modo sintetico ma efficace, una serie di temi e problemi cruciali per capire la genesi dell’antisemitismo moderno con i suoi tragici esiti.


Daniel Tollet, ingénieur de recherche al Ministero francese dell’Università, è segretario generale del “Centro di ricerca sull’Europa centrale” presso l’Università di Paris IV - Sorbonne. Specialista di Storia religiosa dell’Europa centrale, dirige anche un seminario di Storia delle religioni all’Ecole doctorale presso la stessa Università.
E’ autore di innumerevoli opere (libri, saggi ed articoli) consacrate alla storia degli Ebrei e all’ebraismo.

 

La storia dei media

  • Pagine400
  • Prezzo25.00
  • Anno2002
  • ISBN 978-88-8273-041-3
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La storia dei media La comunicazione da Diderot a Internet

Questo libro è un viaggio nel passato e nel presente della comunicazione, come nessuno l’aveva mai raccontata. Una panoramica sul mondo dei mass media, unica nel suo genere. La storia europea e mondiale degli ultimi duecentocinquant’anni ricostruita attraverso le fortune dei grandi mezzi di comunicazione di massa. Un fitto intrico di politica, di economia, di tecnologie, ma anche di risorse umane e scientifiche, di progetti concreti o mai realizzati.
Gli autori hanno evidenziato due aspetti, fra loro strettamente intrecciati: da un alto, l’evoluzione dai media della parola scritta a quelli dell’immagine e del suono, dall’altro il rapporto dei media con la vita politica e con i meccanismi delle democrazie occidentali. Dal 1751, data della pubblicazione dell’Enciclopédie di D’Alembert e Diderot, attraverso la quale si diffusero le idee pre rivoluzionarie, lo sviluppo dei media conosce, soprattutto nel secolo appena trascorso, una vorticosa accelerazione che conduce sino ad Internet, la rete globale della comunicazione, con gli annessi problemi sia di censura sia di difesa dell’integrità e della libertà dell’informazione, la cui soluzione rappresenta una delle poste in gioco decisive per la società contemporanea.
Il libro propone, con un’affascinante lettura, un invito a scoprire come i media non siano nati oggi con Internet o ieri con la televisione, ma risalgano addirittura al Settecento, all’epoca dell’Illuminismo, quando la rivoluzione dei giornali e dell’Enciclopedia creò un nuovo tipo di pubblico, interessato e partecipe. Una narrazione ricca di colpi di scena con protagonisti illustri da Diderot ai Lumière, da Marconi a Pulitzer, sino a Bill Gates e oltre, rispondendo alle esigenze di chi vuole saperne di più su una questione assai dibattuta e tuttavia clamorosamente assente nella letteratura del nostro Paese.


Frédéric Barbier, archivista-paleografo, è Direttore all’Ecole pratique des hautes études e Direttore di ricerca presso l’Institut d’histoire moderne et contemporaine. (ENS)

 

Catherine Bertho Lavenir, archivista-paleografa, è Professoressa di storia contemporanea all’Università di Clermont-Ferrand ed insegna anche presso l’Ecole Polytechnique.