Confini - Strumenti e Fondamenti dell'Architettura

Architettura dell'Indelebile

  • Pagine96
  • Prezzo12.00
  • Anno2018
  • ISBN978-88-8273-168-7
  • Note
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Architettura dell'Indelebile Due Memoriali della Shoah. Milano e Drancy

Sia per la storia sia per l’architettura, la Memoria della Shoah presenta una difficoltà ontologica. Esiste da un lato l’incapacità di esprimere, di comprendere, di immaginare l’esito finale della deportazione, quando il dire coinvolge l’indicibile. Dall’altro lato, la testimonianza dei sopravvissuti rende necessaria la narrazione letterale, precisa, minuziosa del meccanismo della cosiddetta soluzione finale. Sia in Francia, sia in Italia sono rimasti segni architettonici concreti della Shoah. Fautori di genocidi, i regimi nazifascisti hanno pianificato la logistica della deportazione tramite luoghi di concentramento e di deportazione. Il campo di Drancy in Francia, nella periferia nord-est di Parigi, è stato una stazione di transito per migliaia di persone, così come dalla Stazione Centrale di Milano ne furono deportate centinaia.In Francia, dove il negazionismo ha cercato di sopravvivere al racconto dei sopravvissuti di Drancy, le istituzioni nazionali hanno conferito nel 2001lo statuto di Monumento Storico alle reliquie del campo. A Drancy come alla Stazione Centrale di Milano si cristallizza così un programma interpretativo dove la narrazione storica coabita con un centro di documentazione e una biblioteca.Scopo di questo bouquin è di confrontare il memoriale della Shoah di Milano, opera degli architetti Morpurgo de Curtis, vincolato dal MiBACT per il suo “interesse culturale storico particolarmente importante”, con il memoriale di Drancy, progettato dallo studio Diener & Diener.Alla drammaturgia del percorso milanese, che si svolge tra straniamento e distanziamento, risponde l’espressione laconica del memoriale di Drancy.

 

Jacques Gubler, storico dell’arte, Basilea. Allievo di Enrico Castelnuovo. Cartolinista per la «Casabella» di Vittorio Gregotti. Studi a Losanna, Filadelfia, Zurigo. Pubblicazioni sull’architettura moderna e contemporanea in Svizzera, Viollet-le-Duc, François Hennebique, L.H. de Konick, Georges Baines, Jean Tschumi, la storia urbana di La Chaux-de-Fonds, Arcachon, Newark, NJ. Professore emerito dell’USI, Mendrisio.

Il Clima come fondamento del progetto

  • Pagine148
  • Prezzo15.00
  • Anno2017
  • ISBN978-88-8273-166-3
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Il Clima come fondamento del progetto

Il volume “Il Clima” affronta in maniera originale un tema antichissimo: quello del rapporto tra uomo, architettura e ambiente. L’argomento è affrontato dal punto di vista del progetto, privilegiando cioè un approccio che esalta da un lato il ruolo dello spazio interno ed esterno nella costruzione dell’architettura e delle città sostenibili e dall’altro provando a rimettere l’uomo, inteso sia in qualità di fruitore che di progettista, al centro del fare architettura.

Il libro propone  sia un inquadramento storico-critico del rapporto tra clima e costruzione dell’habitat, sia un approfondimento di alcune questioni metodologiche e operative legate al progetto sostenibile. Completano il libro  un’intervista a Georg W. Reinberg, padre dell’architettura bioclimatica e pioniere della sostenibilità, ed una selezione di suoi disegni originali.

Georg W. Reinberg, austriaco, pioniere dell’architettura bioclimatica e sostenibile. Formatosi a Vienna e poi a New York, lavora come progettista da più di trent’anni. È autore di circa 350 progetti di architettura bioclimatica, di cui più di 90 realizzati, con i quali ha vinto diversi concorsi e ottenuto numerosi riconoscimenti; tra le sue realizzazioni più note: la sede della società Biotop a Weidling (2005), il villaggio Isleworld sul lago di Neusiedl (2001) e l’insediamento residenziale Gneis Moos a Salisburgo (2000).

 

Marco Bovati è docente di Progettazione architettonica e di Teoria del progetto e ricercatore in Composizione architettonica e urbana al Politecnico di Milano. 

Relazioni

  • Pagine150
  • Prezzo16.00
  • Anno2016
  • ISBN978-88-8273-156-4
  • Note
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Relazioni Forma e vita nel progetto di architettura

La chiarezza, la precisione e la coerenza compositiva sono una caratteristica straordinaria di Gonçalo Byrne, uno dei maggiori esponenti dell’architettura portoghese; queste contraddistinguono ogni suo progetto o architettura realizzata. Fondamento del suo lavoro è la definizione delle relazioni tra tutti gli elementi coinvolti nel progetto. Il libro è strutturato in due parti: un dialogo con l’architetto portoghese sull’Architettura e sul tema delle Relazioni come fondamento del progetto e la presentazione critica di una selezione di sedici opere esemplificative del tema trattato. Nel dialogo si indaga la natura delle relazioni e il processo progettuale in cui esse vengono declinate: relazioni tra architettura e paesaggio, con lo spazio aperto ed il tessuto urbano, con le preesistenze, il contesto ed il patrimonio storico e con la presenza umana che dà vita e abita le architetture. I progetti sono presentati evidenziando la natura delle relazioni di volta in volta attivate, fino a mostrarne gli esiti formali. C.C. C.T.

 

Gonçalo Byrne (Alcobaça, 1941) si è laureato in Architettura presso la Scuola di Belle Arti di Lisbona (ESBAL) ed è Dottore Honoris Causa della Facoltà di Architettura dell'Università Tecnica di Lisbona e dell'Università di Alghero. Nel 1975 apre un proprio studio e nel 1991 fonda lo studio associato GB Arquitectos. Ha insegnato in numerose università in Portogallo e all’estero (Porto, Losanna, Coimbra, Lovanio, Nancy, Venezia, Graz, Harvard, Lisbona, Pamplona, Mendrisio, Milano). Sin dagli esordi Byrne ha contribuito, con il suo lavoro, al rinnovamento e all’affermazione internazionale dell’architettura portoghese, individuando quali ambiti privilegiati interventi a scala urbana e paesaggistica e di recupero e riconversione del patrimonio storico.

 

Cassandra Cozza (Polla, 1978), architetto dal 2004, è dottore di ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana presso il Diap - Politecnico di Milano e si dedica alla ricerca universitaria: Membro del Lab. del PRIN Re-cycle Italy, dal 2008 tutor del Dottorato di ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana presso il DAStU e docente a contratto di Progettazione architettonica presso la Scuola di Architettura e Società, Assegnista di ricerca. Tra le sue pubblicazioni “La freccia del tempo. Ricerche e progetti di architettura delle infrastrutture” (2014). Dal 2005 ha collaborato con vari studi professionali e svolge la professione di architetto in proprio.

 

Chiara Toscani (Milano, 1975), architetto dal 2002. Dottore di ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana presso il Diap - Politecnico di Milano, si dedica alla ricerca universitaria, tra le sue pubblicazioni: “Rethinking Public Space”(2014), “L’invariante architettonico urbano del Poché” (2012). Docente a contratto di Progettazione architettonica presso la Scuola di Architettura e Società, Assegnista di ricerca. Dal 2006 è senior architect presso lo studio Cino Zucchi Architetti di Milano.

FigurAzione

  • Pagine256
  • Prezzo24.00
  • Anno2015
  • ISBN978-88-8273-155-7
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FigurAzione Alla ricerca della forma

In un momento storico in cui finalmente l'architettura può rivelare i propri contenuti attraverso le sue intenzionalità, questo libro/dialogo-sotteso rivela l’opera di Umberto Riva, Medaglia d’oro dell’Architettura Italiana, offrendo sguardi e insegnamenti sinora sconosciuti, possibili fondamenti per il presente. La sua vita, i suoi lavori, oggetto di pubblicazioni e studi, sono rimasti al contempo ai bordi di ogni frontiera di ricerca in Italia, a causa del suo operare silenzioso e della scala d’intervento dei suoi lavori. Attraverso un’inedita lettura comparativa tra pitture e architetture di Umberto Riva, il libro porta in luce strumenti fondamentali per affrontare quanto è oggi necessario per restituire all’architettura la sua qualità originaria, di attivazione e realizzazione delle relazione con i suoi abitanti, con i contesti: non esiste forma senza relazione. Le assonanze tra i suoi dipinti e i suoi disegni di architettura, tra figure e forme, disvelano e fanno apparire un mondo dove l’aspetto figurativo dell’artista si offre quale campo di prova per le sue architetture 'inattuali' e in questo senso fortemente contemporanee. I lavori di Riva sono distanti da ogni rispecchiamento dell’attualità rumorosa,essendo capaci di affrontare qualità indispensabili all'abitare contemporaneo quali radicamento, responsabilità ed apertura; forme estese e contenuti che orientano i suoi temi salienti di ricerca, andando oltre l’opera in sé, offrendo nuovi usi e nuovi significati. A. d. C.

 

Annalisa Agnese de Curtis PhD, studia architettura presso l'Università FAUP di Porto e il Politecnico di Milano dove insegna come Professore a contratto. Collabora nello studio di Umberto Riva sino al 2005; fonda lo studio Morpurgo de Curtis Architetti Associati con Guido Morpurgo. Tra i progetti realizzati, il Memoriale della Shoah di Milano, finalista del Premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2015. Docente invitata presso lo IUAV di Venezia (W.A.Ve. 2014 e 2015), insegna nel seminario internazionale itinerante di progettazione Villard e nel Master in Museologia, Museografia e Gestione dei Beni Culturali dell’Università Cattolica di Milano, dove è titolare del corso di Visual Art Management.

Città e Memoria

  • Pagine200
  • Prezzo16.00
  • Anno2015
  • ISBN978-88-8273-152-6
  • Note
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Città e Memoria come strumenti del progetto

Ha senso pensare che l’architettura possa esprimere oggi una sua cultura specifica e che questa possa ancora basarsi sullo studio aggiornato delle città e sulla rivisitazione della propria storia? Credere, insomma, che l’architettura e la città siano indissolubilmente legate e che, ancora oggi, dal loro rapporto rinnovato, possano svilupparsi teorie specifiche in grado di sottrarre il lavoro degli architetti dal dominio del gusto o del puro arbitrio? Io penso di sì e Città e Memoria va letto come un contributo in questa direzione. L’architettura vive oggi un momento difficile, stretta com’è tra una pratica corrente sempre più marginale e l’aureo isolamento delle sue manifestazioni più “elevate”. Ricostruirne la necessità rispetto a quel paesaggio urbano che, oggi come ieri, costituisce il suo sfondo più importante è un obiettivo non secondario che potrebbe coincidere con la sopravvivenza stessa di un mestiere del quale c’è chi predice la fine. Significa proporre, per l’architettura, una nuova idea di qualità che sia condivisibile e verificabile nei suoi effetti cioè nella capacità di migliorare i luoghi in cui viviamo.

A. F.

Il disegno

  • Pagine169
  • Prezzo17.00
  • Anno2014
  • ISBN978-88-8273-151-9
  • Note
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Il disegno come strumento del progetto

La linea che separa progetto e disegno è sottile, i due termini si rincorrono scambiandosi e sovrapponendosi. Il senso dell’uno si rispecchia nella forma dell’altro e il processo che entrambi compongono lega il segno all’idea e la forma al valore profondo dell’abitabilità. Disegno è ricerca di questo valore, traccia che esprime il nesso tra testo architettonico e contesto urbano, paesaggio antropico, territori geografici. Disegno è sintesi estrema dell’idea di architettura, comprendente l’intenzionalità dell’autore, la discrezionalità dell’osservatore, la strumentazione disciplinare dispiegata di volta in volta nella scelta dei riferimenti rappresentati. Il lavoro presentato in questo libro traccia il senso del disegno come strumento di ricerca attraverso queste sostanze di cui si compone il progetto dell’abitabilità umana. I lavori di Gregotti Associati scelti tra quelli mai giunti a realizzazione, risaltano per l’evidenza del rapporto tra studi della forma e intenzione di progetto: essi delineano un percorso di ricerca di grande interesse per ogni progettista e studioso che debba verificare la profondità e la fondatezza dei materiali architettonici per mezzo dell’immateriale segno tracciato dal pensiero.

 

Vittorio Gregotti (Novara 1927) nel 1974 ha fondato la Gregotti Associati. Dal 1978 al 2000 è  stato professore ordinario di Composizione architettonica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia ed è stato visiting professor presso le Università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton, Cambridge e al M.I.T. Dal 1982 al 1996 direttore di Casabella. Collabora con le pagine culturali del Corriere della Sera.